giovedì 28 marzo 2013

QUELL'ASCIUGATOIO MAI LEVATO


È il momento dell’addio, il momento delle confidenze estreme tradotte in gesti, o meglio nel gesto. Un gesto che impegna noi tutti nell’attuazione che è la costruzione della comunità così come l’ha voluta il Maestro: il farsi servi gli uni degli altri.

Vi ho dato l’esempio affinché come ho fatto io facciate anche voi.

L'obiettivo non è fare il bene o diventare umili o, meno ancora, imitare Lui; l’obiattivo vero è entrare nel mistero di Dio. ?Per fare questo è indispensabile spogliarsi di tutto ed eliminare quelle barriere che ci impediscono di entrare in questa meravigliosa logica: Depose le vesti. Mi sembra una sottolineatura bellissima: L’incontro avviene quando abbiamo il coraggio di condividere la nostra fragilità.

Questo amore che non arriva solo fino agli amici ma anche a colui che da lì a poco, uscendo dal cerchio dell'amicizia, si troverà immerso nel buio (la scritture dice che, uscendo dal cenacolo “era notte”).

Colui che era in forma di Dio assunse forma di uomo, anzi, di servo - leggiamo nella seconda lettura-. Gesù ha davvero assunto i panni del servo. E sono panni che restano, perché quando nel vangelo leggiamo che Gesù ha ripreso le sue vesti, non viene detto che l’asciugatoio se lo è levato... lo ha tenuto. È rimasto quel segno del servizio... è rimasto per sempre.

Chissà... forse lo ha tenuto per me, per te affinchè guardando a Lui, anche noi potessimo comprendere cosa significa “vi ho dato l’esempio”.
 

sabato 16 marzo 2013

IL PAPA VESTE PRADA? NO, ERA UNA BUFALA!


E' il sarto novarese Adriano Stefanelli a produrre le scarpe papali, rosse ad indicare il sangue del martirio, che fanno parte dell'abito del papa fin dal Medioevo e da allora sono indossate da ogni pontefice. Se poi qualcuno è interessato al fattore prezzo resterà deluso, poichè Stefanelli afferma: «Io le mie scarpe al Papa le regalo, perché a volte la passione paga più del denaro» (da intervista di "VareseMews" del 10/03/2008). Le sue relazioni con il Vaticano hanno avuto inizio nel 2003 quando, assistendo in tv alla Via Crucis, vide Giovanni Paolo II malfermo e sofferente, e decise di confezionargli un proprio paio di scarpe, a suo dire più comode. E così deve essere stato, poichè da allora Stefanelli non si è fermato più, e ha continuato a produrle anche per Benedetto XVI, venendo a sostituire l'apposita sartoria ecclesiastica "Gammarelli", la quale si occupa appunto dell'abito papale.

Considerando che queste scarpe rosse sono indossate da ogni papa da così tanti secoli, appare davvero molto sospetto che ci si faccia caso proprio ora, con Ratzinger. In effetti bisognerebbe essere ciechi per non comprendere la sotterranea e martellante strategia mediatica allestita per abbattare il Papa tedesco. Un po' come l'ormai insopportabile moralismo sull'anello d'oro, un anello -dicono convinti- dal valore di migliaia di miliardi che, se venduto, "sfamerebbe l'Africa intera". Messa così, più che l'anello papale, sembrerebbe quello magico della trilogia de "Il Signore degli Anelli". Ma poi si scopre che quell'anello è di semplice oro, ha la grandezza e dunque il valore commerciale di due fedi nuziali, e viene usato, come timbro, per sigillare ogni documento ufficiale redatto dal Papa. Senza poi contare che, alla morte del Papa, viene rotto con un martelletto d'argento, rifuso e riutilizzato per il Pontefice successivo. Tecnicamente è sempre lo stesso da secoli. E non occorre essere cattolici per capire che un oggetto di tal valore non risolverebbe i problemi di una sola famiglia neppure per una settimana e che, onde evitare di urlare slogan tanto assurdi, basterebbe semplicemente informarsi, o almeno usare un pò di buon senso o quella razionalità laica che Iddio ha concesso a tutti.
Questa è la storia del fantomatico anello papale. Ma ritorniamo alle scarpe.



Ma allora com'è nato il mito del Papa che veste Prada?

Gli ingredienti son sempre quelli: malizia, cattiveria, superficialità e disinformazione. La falsa notizia, presentata come il gossip del secolo, ha fatto il giro del mondo, dando di Joseph Ratzinger l'immagine di un Papa affetto dal chiodo fisso della moda. La notizia, in Italia, è stata data in primis dal quotidiano "la Repubblica", il secondo più importante del Paese. Poi, ad effetto domino, sono seguiti televisioni, giornali, siti internet. L'articolo in questione, direttamente dal sito di "la Repubblica", è il seguente:  Il look di Papa Ratzinger: spuntano le scarpe Prada
 
Riportiamo l'immagine superiore di parte dell'articolo:



E' il caso di riflettere su dei particolari a dir poco comici nella loro contraddittorietà: il titolo dell'articolo in questione è "Il look di Papa Ratzinger: spuntano le scarpe Prada". Tuttavia, appena sopra al titolo, pur con caratteri infinitamente più piccoli, c'è scritto:"griffati i mocassini rossi. L'azienda non conferma".

Riportiamo il grottesco particolare dell'immagine ingrandita:



Come se nulla fosse, l'autore smentisce lo stesso titolo dell'articolo. Ma non finisce qui, perché agli ultimi due righi dello stesso, con una nuova contraddittorietà disarmante, è scritto: "la nota casa di moda ha espresso sulla scelta dell'augusto cliente sorpresa ma anche soddisfazione, pur celate dietro un rigoroso riserbo". Si, avete capito bene: prima l'autore scrive che l'azienda non conferma, e poi sostiene che la stessa si dice "soddisfatta" che il Papa indossi le proprie scarpe. E poi, ancora, sostiene che il tutto è stato celato da un "rigoroso riserbo", e cioè totale silenzio da parte dell'azienda. Insomma, per chi non l'avesse ancora capito, si tratta di un articolato giro di parole con cui il giornalista ammette in modo sapientemente velato che la notizia che sta propinando non ha nè basi nè fonti, dunque puro gossip. Questo -per intenderci- è il bassissimo livello di spudorata disinformazione che, un po' per l'ignoranza comune, un po' per l'anticlericalismo di professione, è riuscita ad arrecare al Papa teologo un danno d'immagine così immenso. Non si è fatta attendere la reazione de "L''Osservatore Romano" che, in un articolo di risposta titolato "Il Papa non veste Prada, ma Cristo”, ha ribadito: "Naturalmente l’attribuzione era falsa, la banalità contemporanea non si è nemmeno accorta che il colore rosso racchiude un nitido significato martiriale, il sangue della passione”. Ma la risposta non è servita a nulla, avendo il giornale del Vaticano (purtroppo!) un'eco insignificante, se confrontata a "la Repubblica" che, del resto, non ha pensato nè di ritirare l'articolo dalla rete internet nè di scusarsi o scrivere un articolo di correzione al precedente. D'altro canto, sparare sulla Chiesa è facile come farlo sulla Croce Rossa. La Chiesa, quando pure risponde, lo fa a parole. Non va oltre, non trascende, non querela, non denuncia. Dunque non si rischia nulla ad attaccare la Chiesa, e per di più si fa la parte degli emancipati, dei liberi di pernsiero, troppo intelligenti e progrediti per correre ancora dietro a quella schiera di mezz'uomini vestiti da beccamorti che sono i preti. E poi non si trova neppure contraddittorio: la stragrande maggioranza dei cattolici sono disinformati, apatici nella loro fede, ben lieti di credere al primo anticlericale della strada piuttosto che al loro Papa. E quelli tra di essi, che pure la verità la conoscono, il più delle volte tacciono, o parlano con un filo di voce, per non apparire bigotti, per non contraddire il pensiero dominante. Questa bufala delle scarpe Prada, tuttavia, è una delle tante dimostrazioni di come la mentalità corrente sia dettata da luoghi comuni, falsi, e pregiudizievoli, e come coloro che credono di essere informati e autonomi nel giudizio in realtà siano i più pilotati dai menzogneri dell'anticlericalismo di professione o schaivi della loro stessa ideologia.

Adriano Stefanelli incontra Papa Wojtyla e Papa Ratzinger:







Va poi aggiunto che Benedetto XVI è un papa che bada a spese e, non volendo approfittarsi dalla gentilezza di Adriano Stefanelli, ha pure scelto un artigiano extracomunitario per farsele riparare. Si, il Papa è parsimonioso, e preferisce riparare piuttosto che buttare. Il ciabattino del Pontefice, infatti, è Antonio Arellano, un peruviano che ha il suo negazio a due passi dal Vaticano.

Riportiamo un'immagine di Antonio Arellano con alle spalle la sua modesta bottega, nella quale si vede anche una foto al muro proprio col Papa:



"Ratzinger - racconta Antonio Arellano- veniva personalmente quando ancora non era stato eletto Papa. Ora che lo è diventato, le sue scarpe me le portano ovviamente le sue collaboratrici. Si tratta di scarpe nere o rosse, spesso graffiate o consumate sulla punta". L'artigiano è "orgoglioso" di prendersi cura delle scarpe di un cliente tanto illustre. Il quale non manca mai di fare arrivare la riconoscenza per l'ottima e tempestiva riparazione. "Anche il Papa - tiene a precisare Antonio sorridendo - viene trattato come tutti gli altri clienti. Non accetta nessun favoritismo: paga come tutti gli altri". A sua volta, il Pontefice ha voluto esprimere la gratitudine all'amico ciabattino anche via epistolare e così, come si intuisce, gli ha scritto più di una volta. "Ma queste sono cose private e tali rimarranno", blocca la curiosità Antonio Arellano, che in diciotto anni si è preso cura di tante scarpe in Vaticano."Anche le suorine di Wojtyla mi portavano quelle del Papa polacco da aggiustare", dice.

Conclusione

Benedetto XVI ha passato l'intera esistenza nelle biblioteche, calato sui libri, a leggere e scrivere. E' giudicato da una sterminata schiera di intellettuali come una delle menti più colte e brillanti del mondo contemporaneo, nonchè della storia della Chiesa. Si pensi già solo all'atea ed anticlericale Oriana Fallaci che, tanto lo stimava ("quell'uomo -diceva- che con i suoi libri mi fa sentire meno sola...") che, morendo, gli volle lasciare in eredità la sua intera biblioteca personale. Pensate, una celeberrima scrittrice atea che lascia ad un Pontefice tutto ciò che le era stato di più caro al mondo: i libri. Questo per dire cosa? Che è molto triste e deprimente che ad un Papa di tale statura non si riesca a fare altro che ficcargli il naso nelle scarpe e, spettegolando con malignità, inventare letali bugie che si diffondono come verità incontrastata, imponendo la grottesca immagine di un modaiolo attempato ad un anziano pontefice innamorato della cultura e della fede cattolica, che trascorre le sue intere giornate a pregare, leggere e scrivere, come dimostra l’immensa mole di circa 270 libri scritti. E’ il trionfo del più becero anticlericalismo che, impossibilitato a scalfire l’immagine del Pontefice su fatti concreti, si vede obbligato a ricorrere al gossip e alla menzogna.  E' la vittoria di una banale mentalità materialista che, rendendo le persone incapaci di percepire l’anima, le costringe a non poter andare oltre ai tacchi delle scarpe (papali).

di Giacomo Diana

- Prima si è accennato che le scarpe rosse fanno parte dell'abito papale per tradizione millenaria. In basso, diverse storiche immagini a testimonianza -


 Giulio II (1503-1513)


Paolo III (1534-1549)


Pio V (1566-1572)


Pio VII (1800-1823)


Pio VIII (1829-1830)


Pio IX (1846-1878)




Giovanni Paolo II (1978-2005)


Benedetto XVI (2005)
 

lunedì 25 febbraio 2013

L’OSTERIA DI TWITTER E LE SCARPE ROSSE DEL PAPA




Più che un grande seduttore come il suo predecessore, di Benedetto XVI la storia tramanderà quel pudore quasi monastico, sobrio ed essenziale di un uomo che ha messo al centro di tutto il suo pontificato il racconto della splendida avventura della storia della salvezza. Quasi disturbato dal frastuono disordinato del mondo d'oggi, questo amabile cercatore di Dio ha tentato di spiegare in tutti i modi che il Papa non è una rockstar e non è a lui che si deve guardare: al cuore della storia umana ci sta il mistero del Dio incarnato. Nasceva qui, alle sorgenti di una storia d'amore che il mondo giudicò paradossale e ambiziosa, quel suo continuo invito a tornare all'essenziale, di risalire come salmoni alla sorgente, di riappropriarsi del fascino iniziale di Gesù di Nazareth. Chi lo ha preceduto ha usato il simbolismo dei gesti per far breccia nel cuore delle masse: fu un tripudio colto in istantanea perché il gesto conquista nell'attimo stesso in cui viene compiuto. Benedetto XVI più che dei gesti fu quasi un orafo della parola e la parola chiede tempo per sedimentarsi, interpellare, scuotere e riaccendere i passi dell'uomo. Con lo strumento della parola – affinato dalla contemplazione del Mistero di Cristo – ha invitato l'uomo a fare esperienza di un Dio che per le sue irruzioni s'avvicina più all'indiscrezione di uno straniero che alla discrezione di un familiare: è come se il Papa avesse voluto porre l'accento sulla dimensione di sorpresa della realtà cristiana, quasi un decretare la necessità di lasciarsi sorprendere per diventare veri. Forse anche innamorati, dal momento che la fedeltà è il nome dell'Amore che perdura nel tempo.
La storia la scrivono i vincitori: ragione per cui, forse, questo Papa sarà ricordato per le sue dimissioni piuttosto che per le sue innamorate incursioni dentro il mistero dell'esistenza letto alla luce della Rivelazione. La storia della Scrittura, invece, è l'unica storia scritta da un popolo dichiarato perdente: in quella sconfitta, però, ancor oggi brilla il fascino di una Grazia divina sempre all'opera nel cuore della storia. In Occidente non esiste la cultura del perdente, solo l'esaltazione del vincitore. Ma se è nella sconfitta che si manifesta la gloria dell'uomo, allora il gesto di dimissioni di Benedetto XVI rimane la “lectio magistralis” di un papa-teologo tutto teso a tratteggiare il vero volto dell'uomo. Un Papa che riconosce la sua fragilità e la sua stanchezza è un Papa che ad un mondo condannato a rimanere giovane ricorda la nobiltà della finitezza del limite umano. Letto così, il suo rimarrà uno dei più grandi atti di governo compiuti in secoli di pontificato: se governare è servire e servire è amare, qualsiasi innamorato avverte la responsabilità di non intralciare con i suoi limiti il passo della sua Amata. Fino a lasciarla correre tirandosi umilmente in disparte.
Ci sono incontri che ci cambiano e di essi ce ne rendiamo conto solo molto tempo dopo; nel Vangelo sono gli apostoli stessi ad intuire, a fatti avvenuti, cos'è capitato loro. C'è un'intelligenza nascosta dentro il grembo degli avvenimenti che chiede tempo e pazienza per essere adocchiata e forse anche compresa. Nel suo primo volume della storia di Gesù di Nazareth, Benedetto XVI chiese – assieme alla possibilità di criticarlo - un “anticipo di simpatia” nel leggerlo, senza la quale non ci può essere vera comprensione. Lo chiedeva del libro ma forse era la giusta direzione nel leggere l'intero suo pontificato, quasi che senza un pizzico di simpatia nei suoi confronti, avrebbero prevalso ancora una volta i luoghi comuni. Infatti l'interesse per le sue scarpette rosse ha impedito ad una fetta di mondo di cogliere i piccoli segni attraverso i quali stava preparandosi a firmare una delle più grandi rivoluzioni nella storia della Chiesa.

(da
Il Mattino di Padova, 17 febbraio 2013)

domenica 24 febbraio 2013

FOGLIETTO SETTIMANALE SELVA: 24 feb - 3 mar.


|INTENZIONI   SANTE   MESSE  PER  SELVA
 
Lunedì 25 febbraio. San Cesario di Nazianzo.  Santa Messa alle 8.30.
1.        Girardi Gianni                                                       4. Zugno Maria
2.        Guzzo Francesco e Amelia                                   5. Cauduro Primo, Isea e Seconda
3.        Secondo le intenzioni dell’offerente                     6. Secondo le intenzioni dell’offerente
 
Martedì 26 febbraio. Sant’Alessandro di Alessandria, vescovo. Santa Messa alle 18.00.


1.        Piovesan Augusto e Ida      2. Campagnola Giuseppe, Durante Massimo e Guizzo Giuditta


 
Mercoledì 27 febbraio. San Gabriele dell’Addolorata, religioso. Santa Messa alle 18.30 a Volpago.
1,    Barbisan Eliseo                                                       3. Per le Anime del Purgatorio
2.        Bon Luciana (Elda) e famigliari
 
Giovedì 28 febbraio. Sant’Osvaldo di Worcester, vescovo. Santa Messa alle 8.30.
1.        Liberali Dino e Cecilia                                           2. Per le Anime del Purgatorio
Venerdì 1 marzo. Primo venerdì del mese in onore del Sacro Cuore di Gesù.
Alle 15.00 Via Crucis, segue la Santa Messa.
1.        In onore del Sacro Cuore di Gesù                           2. Giusti Cirillo e Pedron Erina
Sabato 2 marzo.  Sant’Angela della Croce.
Sante Messe alle 16.00 in Casa di Riposo e alle 18.00 in chiesa.
1.        Carniel Antonio
2.        Soldera Amelia
3.        Secondo le intenzioni dell’offerente
4.        Piovesan Flora e famigliari defunti
5.        Mussato Lino, Zanatta Giovanni e famigliari defunti
6.        Gobbo Guido
7.        Secondo le intenzioni dell’offerente
8.        Barcè Carmela
9.        Piai Efrem e Vettoretti Natalia
10.    Giusti Cauduro Maria (Meruta) ottavario
11.    Martimbianco Ugo e Bardini Oliva                                                                             
Domenica 3 marzo. 3a del TEMPO di QUARESIMA   “C”.  
Sante Messe alle 8.30 e alle 10.30.


1.        Per la comunità parrocchiale                                     10. Bardini Mario                          

2.        Liberali Rita (trigesimo)                                            11. Defunti di Bardini Oliva

3.        Zanatta Giuseppina e tutti i famigliari                       12. Cassandro Bruno e fratelli

4.        Giusti Cirillo e Pedron Erina                                      13. Cassandro Aurelio  

5.        Anniversario di Gerardo e def.ti Pamio e Girardi      14. Marcon Duilio

6.        Martini Mercede e Baratto Melchiade                        15. Def.ti di Durante Silvio e Baldasso Regina 

7.        Cannata Antonella, Giuseppe e famigliari                  16. Martimbianco Augusto

8.        Semenzin Eugenio, familiari e defunti Michielin       17. Mussato Alfredo

9.        Osellame Aggeo e Rizzardo Ida                                  18. Cadorin Silvio e Rigato Amelia.

 

                                      COMUNICAZIONI     PER     SELVA

 

Oggi, domenica 24 febbraio. 2a del TEMPO di QUARESIMA  “C”.

·      L’Oratorio è aperto.

Lunedì 25 febbraio.

·      Dalle 10.30 confessioni e colloqui in chiesa.

Martedì  26 febbraio

·      Alle 20.30 incontro di formazione per catechisti e operatori pastorali a Giavera.

·      Alle 20.30 incontro per le coppie che celebrano gli anniversari di matrimonio, in chiesa.

 

 

Mercoledì 27 febbraio.

·      Alle   15.30 incontro del gruppo di terza media.

·      Alle 20.45 incontro del Consiglio di A.C. in canonica.

Giovedì 28 febbraio.

·      Alle 19.45 incontro giovanissimi di Selva e Santi Angeli.

·      Alle 20.30 incontro dei genitori dei fanciulli che riceveranno la prima comunione, in chiesa.

Venerdì 1 marzo. Primo venerdì del mese in onore del Sacro Cuore di Gesù.  

Astinenza dalle carni.

·      Alle 8.00 Via Crucis per i ragazzi delle primarie.

·      Alle 15.00 Via Crucis animata dai ragazzi di 2a media, segue la Santa Messa

·      Alle 20.30 incontro dei genitori dei ragazzi di 5a primaria, in chiesa

Sabato 2 marzo.

·      Durante tutto il giorno adorazione eucaristica a Volpago nella cappella, in chiesa.

·      Dalle 10.00 confessioni e colloqui in chiesa.

·      Dalle 17.00 confessioni e colloqui per tutti.

Offerte.

·      Per i fiori sono stati offerti € 10.00. Ringraziamo l’offerente. Il Signore ricompensa.

·      Dalle buste pasquali sono stati raccolti € 4.640,00. Ringraziamo tutte le persone e le famiglie che hanno offerto per le attività della parrocchia.  Il Signore ricompensa.

Funerale.

·      I famigliari della cara Maria Giusti Cauduro (Meruta) ringraziano tutte le persone che partecipano al loro dolore. Dalle cassette sono stati raccolti € 40,71. Il Signore ricompensa.

Nuovi catechisti

·      Stiamo cercando nuovi catechisti. Chi è disponibile parli con don Luigi.

Benedizione delle famiglie.

·      Continua in via Cauduri.

 

RINNOVO DEL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE
FINALITA’ E METODO DEL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE

                                                                                          

 Il Consiglio è un organismo di comunione ecclesiale per cui coinvolge le varie vocazioni e i principali servizi presenti nella comunità. Deve essere immagine della comunione del Dio Trinità dalla quale si origina la fraternità ecclesiale nella carità.
   E’ un organismo di programmazione e di verifica pastorale. Stende e verifica il Progetto pastorale parrocchiale, leggendo la situazione di vita dei vari membri della comunità.
   Il metodo “nuovo”, ma che Gesù ci ha insegnato per primo, è quello del discernimento evangelico. I pastori devono promuovere il senso della fede in tutti i fedeli educandoli ad un discernimento evangelico sempre più maturo. “I fedeli designati al Consiglio pastorale siano scelti in modo che attraverso di loro sia veramente rappresentata tutta la porzione del popolo di Dio” (CJC, can 512).

 

COMUNICAZIONI PER SELVA E SANTI ANGELI

 

Oggi, domenica 24 febbraio. 2a del TEMPO di QUARESIMA “C”.

·      A Volpago incontro dei genitori e ragazzi di prima media.

·      Dalle 9.30 ritiro per le famiglie a Milaico (Santi Angeli)

·      A Camalò festa della Pace organizzata dall’A.C.R.

Mercoledì 27 febbraio.

·      Alle 20.30 Lectio quaresimale per giovani in Seminario a Treviso.

 

mercoledì 13 febbraio 2013

BENEDETTO XVI. IL CORAGGIO DELL'INNAMORATO


Con addosso l'umiltà dei gesti semplici. S'era presentato al mondo in punta di piedi e forse un po' spaesato, come un umile servitore nella vigna del Signore; con la stessa umiltà s'è addossato la responsabilità di uscire dalla scena del primato. Gli anni ne hanno snervato il fisico e messo a dura prova la salute, ma rimane pure traccia di quell'animo che – stando alle sue parole – faticava sempre più a reggere il peso e le sorte del destino ultimo della fede cristiana. In queste ore il mondo sarà tutto chino a scovare traccia di motivazioni seconde che hanno spinto quest'Uomo di Dio a dimettersi: eppure questo gesto di straordinario coraggio rimane forse una delle pagina più belle di un Papa nel cui cuore il bene della Chiesa è sempre venuto al primo posto.
Quel 19 aprile 2005 a colpirci fu lo sguardo anziano – e forse il piglio un po' severo – di un Papa diverso da Giovanni Paolo II. E mentre il mondo esagerava con i paragoni ingombranti, Benedetto XVI mostrava l'umile presenza della sua figura. Colpiva quel suo imbarazzo di fronte alle folle oceaniche, eppure ne accettò la sfida mantenendo sempre fermo il suo punto d'arrivo: l'incontro con Gesù di Nazareth. Spiegò in tutte le lingue del mondo che il Papa non è una rockstar, ma ne accettò il rischio per far incontrare il volto di Cristo all'uomo contemporaneo. Al pari di Giovanni Battista che, puntando il dito verso Cristo che passava, disse: “Ecco l'Agnello di Dio!” Un umile servitore capace dei gesti meno prevedibili: la ricerca spassionata dell'uomo fin dietro le sbarre di Rebibbia, l'inginocchiarsi per chiedere scusa laddove la Chiesa ha tradito l'Amore, il riconoscere in certi non credenti dal cuore agitato una passione per Cristo imbarazzante per i cristiani di routine, il sedersi accanto ai drammi della Chiesa condividendo il grido di tanti uomini: “questa non è la mia Chiesa”. E, per ultimo, il coraggio di mettersi in disparte quando la missione chiede sforzi che il fisico e lo spirito non riescono a reggere. Da fine teologo e profondo conoscitore delle leggi che regolano il mondo e il destino ultimo degli uomini, ha cercato di dare voce a quella che è rimasta la missione decisiva per la teologia: tradurre nell'oggi la Rivelazione di Dio, ovvero far nascere negli uomini la risposta a quella domanda che interroga da sempre il cuore della storia: “che cosa dice Dio alla mia storia?”. E' forse questo uno dei meriti splendidi del suo pontificato: testimoniare che Cristo non è un concetto del quale avvalersi ma è ancora oggi un incontro che cambia l'esistenza delle persone. Fino a far nascere la nostalgia di Lui nel cuore della storia odierna.
La sua origine tedesca ha favorito i detrattori, esaltando pure un'ironia della quale seppe dimostrarsi superiore. Ne diede risposta in quell'amabilità dello sguardo e dei gesti ch'è rimasta l'evoluzione più ardita dei suoi otto anni di pontificato. Quasi a voler raccomandare al mondo credente di parlare pure della Grazia ma di farlo con grazia, ovvero con quel rispetto tenero e inverecondo di chi sa che la Verità ultima non è un'idea da custodire in tasca ma una Persona da far incontrare. Per fare di una storia individuale una storia condivisa.
Celestino V passò alla storia come il Papa che fece il gran rifiuto. Non sappiamo come la storia di domani leggerà il pontificato di Benedetto XVI. Ciò che davvero conta, però, è il valore simbolico dei gesti. Quel simbolismo che tanto fece amare ai giovani Giovanni Paolo II, è oggi lo stesso simbolismo che fa di Benedetto XVI un maestro di responsabilità e di educazione. Perchè l'importante nella storia (della Chiesa) non è comandare bensì obbedire a quella voce della coscienza che ancor oggi supplica i credenti a non fare del cristianesimo un gioco in scatola.
Chapeau, Benedetto XVI!

sabato 19 gennaio 2013

UN AMORE CHE TI RENDE PROTAGONISTA


Oggi un’altra, l’ultima festa di questo intenso periodo di feste. Il battesimo di Gesù. C’è un salto temporale lunghissimo che separa il Natale dalla giornata sulle sponde del fiume Giordano descritta nel vangelo di oggi. Eppure questi due eventi separati da una trentina d’anni sono strettamente collegati tra di loro.

Questo collegamento è nella rivelazione pubblica che dal cielo discende su Gesù mentre è battezzato in quelle acque come un peccatore qualunque.

È proprio da quelle acque sporche dei peccati di tutti coloro che si erano fatti battezzare da Giovanni il Battista che Gesù inizia il suo ministero pubblico. Ma egli ha qualcosa che lo rende diverso da tutti. Egli ha addosso un segreto che col tempo sarà compreso da tutto il mondo. E questo segreto non è un super potere, nè un ragionamento convincente, nè un miracolo sensazionale da lasciar tutti a bocca aperta.

Questo segreto è nelle parole del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Gesù è forte perchè si sente amato. La forza di Gesù sta nel fatto che il Padre lo ama, si fida di Lui.  

L’unica cosa che farà rimanere Gesù protagonista della sua storia è questo Amore del Padre che si sente addosso. Senza l’amore non riusciamo nemmeno ad alzarci dal letto la mattina. Se non ci sentiamo amati tutto diventa pesante, impossibile, impraticabile, triste. L’amore è quella “benzina” che alimenta il viaggio della nostra vita. E questo Amore è contemporaneamente verticale ed orizzontale.

Orizzontale perchè questo amore è fatto da chi ci sta intorno, da chi vive e condivide con noi la nostra vita. Ma è anche e sopratutto verticale perchè viene direttamente da Dio e passa attraverso quella vita concreta ma così trasparente che è la vita spirituale: preghiera, sacramenti, messa, lettura della parola di Dio.

L’amore non ti coccola sempre. Chi ti ama a volte di consola, a volte di rimprovera, a volte di aiuta, a volte ti corregge, ma certamente non ti lascia mai veramente solo. E anche quando senti di esserlo, il solo ricordo ti da la forza di osare comunque (come capitò a Gesù nel Getsemani e sulla croce).

Ma il vero problema sta nel trovare veramente questo amore. Per sentirsi amati bisogna fondamentalmente amare. Solo in questo dare, pian piano cominciamo anche a ricevere. Se aspettiamo di ricevere per poi dare, passeremo tutta la vita a mollo nelle acque del Giordano. Se vuoi ricevere qualcosa devi darla per primo. Questa consuetudine, questa “buona abitudine”, che i filosofi chiamavano “virtù” (forza), è l’inizio del sentirsi davvero amati. Gesù da tutto se stesso, per questo cresce in Lui il sentirsi una sola cosa con il Padre. E questo sentirsi una sola cosa con il Padre diventa anche il motivo per continuare a dare totalmente se stesso.

Andare alle radici del nostro battesimo significa riscoprire che sotto sotto, perchè tutto funzioni, c’è bisogno dell’amore. Il resto ne è solo una conseguenza…

domenica 6 gennaio 2013

BUON ANNO DI SUCCESSI. NO! GRAZIE


Come canzoni stonate. Suoneranno alla porta di casa o più semplicemente t'incroceranno sulla via del paese e ti diranno: “buon anno! Che si realizzino i tuoi sogni”. Te lo diranno coloro che erano davvero convinti che il 21 dicembre accadesse la fine del mondo; e allora ti chiedi che senso avranno gli auguri fatti da coloro che già s'erano preparati ad una fine funesta. Gente terrorizzata del tempo che scorre, angosciata quanto basta da profezie che i secoli hanno decretato menzognere ad oltranza, spaventata da un presente carico di nebbie e di fumi d'Oriente. Costretti a dire buon anno perchè lo impone il mondo e le circostanze, le formalità e i mille riti di gente condannata a fare festa controvoglia. E se oserai loro dire che i Maya hanno fallito, troveranno mille scuse per spiegarti che la profezia è solo spostata, che i loro calendari erano leggermente sfasati, che la fine del mondo arriverà per davvero a febbraio. Poi li guardi e provi estrema compassione di quegli sguardi incapaci di gustare l'attimo presente, a corto di quella bellissima capacità si sperare che ci fa alzare ogni mattino convinti che il bello è ancora in procinto di arrivare: perchè avere paura del tempo è come pagare una morte in comode rate quotidiane. Fin quasi a correre il rischio di morire nuovi di zecca sulla soglia dell'Eternità.
Con i piedi per terra nessuno quest'anno formulerà un augurio di siffatta menzogna. Perchè tutti sappiamo l'anno che c'attende tra carnevalate e promesse, menzogne e mezze verità, bugie di basso profilo e posti di lavoro sbattuti nel dimenticatoio. Un anno in cui ci sarà da rimboccarsi le maniche e turarsi le orecchie, continuare a faticare e spendersi per i grandi ideali, sopportare i pachidermi ottuagenari e incoraggiare le farfalle ventenni a non emigrare. “Che si realizzino i tuoi sogni”: un augurio beffa formulato da chi complica la sorte degli uomini e delle donne, da chi gioca col bene comune e irride la speranza di una comunità, da voci di rauchedine e di spietato cinismo. Hanno fallito i Maya e con essi tutta quella tribù di gente che fa leva sulla paura dell'animo umano per impossessarsi delle menti fragili e timorose. Perchè augurare un anno di tali menzogne equivale ad offendere il faticoso incedere della gente comune nell'intricato labirinto della storia.
Tutti ad attendere il 21 dicembre come fine della storia; io ho preferito fare il conto alla rovescia per il 25 dicembre come primo giorno di una storia nuova. E con me una sterminata folla di gente assetata di speranza e di bellezza. Queste saranno voci che formuleranno l'augurio più bello: “buon anno! Che nessuna sconfitta ti scoraggi”. Ed è un augurio di sincerità e di passione per l'uomo: nessuna scoperta è avvenuta al primo tentativo, ma la maggior parte di esse è arrivata in calce a centinaia di tentativi andati a vuoto. Fallimenti colossali che non sono però riusciti a spegnere la passione e la costanza di chi in essi sapeva scorgere possibilità nuove per il mondo e la storia. Appena fuori dalla grotta di Betlemme, in quel campo di pastori popolato di stelle e di freschezza, fu questo l'augurio di un popolo agganciato al volto di un Bambino celeste: "che nessun Erode possa mai spegnere la bellezza che arde nel tuo cuore".
S'apre un anno, s'illumina il palcoscenico, s'inaugura una nuova possibilità di fare un passo in avanti. Con un augurio ch'è tutto il contrario di quelli ripetuti da secoli: “buon anno. Che dopo ogni fallimento tu possa ritrovare l'ardire di ritentare la sfida”. Perchè in ogni giorno abita la gioia di una nuova ripartenza. In barba a chi, vestito di pelli e rimbombante di sandali, è ancora lì ad attendere la fine del mondo. Truccato di veleni e profumato di stanchezza.


"Questo è quel pergolato
e questa è quell'uva
che la volpe della favola
giudicò poco matura
perchè stava troppo in alto.
Fate un salto,
fatene un altro.
Se non ci arrivate
riprovate domattina,
vedrete che ogni giorno
un poco si avvicina
il dolce frutto;
l'allenamento è tutto" (G. Rodari)